Il 2025 è l’anno in cui il mondo ha finalmente iniziato a parlare di tecnologie quantistiche non più come di un affascinante “esperimento da laboratorio”, ma come di un settore industriale vero e proprio. Le Nazioni Unite lo hanno battezzato “Anno Internazionale delle Scienze e Tecnologie Quantistiche” e, complici nuove strategie e investimenti senza precedenti, si è aperta una fase diversa: un Quantum Shift che segna la fine della timidezza e l’inizio di un percorso più deciso.
A raccontarlo è la ricerca dell’Osservatorio Quantum Computing & Communication del Politecnico di Milano, presentata all’incontro “Quantum Shift: the future starts now”, nell’ambito degli Osservatori Digital Innovation della School of Management.
Il mondo accelera, trainato soprattutto dagli Stati Uniti
Negli ultimi dieci anni i governi hanno messo sul tavolo più di 50 miliardi di dollari in programmi pubblici dedicati al quantum, con 7 miliardi già assegnati al 2025. Ma la vera sorpresa arriva dal settore privato: nel solo 2025 le aziende “quantum native” hanno raccolto 9,3 miliardi di dollari, più di quanto accumulato nei cinque anni precedenti messi insieme.
C’è però un rovescio della medaglia: la maggior parte di questi capitali vola negli Stati Uniti, che attirano fondi sei volte superiori rispetto all’Europa. E non è un caso: Google, Microsoft, Amazon e IBM stanno giocando una partita tutta loro, fuori dai radar dei finanziamenti ufficiali, ma fondamentale per la corsa globale.
L’Europa cambia passo: obiettivo evitare gli errori fatti con il cloud e l’IA
Il vecchio continente, dopo anni di approcci frammentati, nel 2025 ha varato la sua prima strategia quantistica europea. E nel 2026 arriverà il nuovo Quantum Act. L’obiettivo è ambizioso: conquistare una leadership globale entro il 2030, evitando gli errori fatti con il cloud e con l’intelligenza artificiale, settori in cui l’Europa è rimasta schiacciata dal predominio americano.
Non si tratta solo di sviluppo industriale: le tecnologie quantistiche sono ormai considerate “dual use”, con ricadute su difesa, cybersicurezza e protezione dei dati.
Italia: c’è una strategia nazionale, i fondi ancora no
Anche il nostro Paese ha finalmente una strategia nazionale, frutto di un lavoro congiunto tra ministeri, università e mondo industriale. Ma resta un nodo tutt’altro che secondario: i 200 milioni l’anno previsti dal programma non sono stati ancora stanziati.
L’ecosistema italiano è giovane ma promettente: eccellenze nella fotonica, nuove iniziative nelle università, qualche startup che comincia ad affacciarsi sul mercato. Tuttavia, il confronto con Francia e Germania mette in luce un gap ancora da colmare, soprattutto sul fronte dei capitali privati.
Il futuro dipende dalle scelte che si fanno oggi
Secondo l’Osservatorio, siamo in una fase che ricorda l’informatica degli anni ’50: grandi sogni, prototipi e poche certezze. Ma la rapidità con cui il quantum entrerà davvero nella nostra vita dipenderà da decisioni politiche e industriali prese ora.
Investire non basta: bisogna farlo con una strategia unitaria, con obiettivi comuni e la capacità di unire ciò che oggi è ancora sparso in mille rivoli. Perché il quantum, se coltivato bene, può diventare una delle colonne portanti della tecnologia dei prossimi decenni.
